SCUOLA – Andrea Maggi, scrittore e professore nella vita e nel reality di Rai2 “Il collegio”, si è confidato con ragazzi e ragazze dell’Istituto “Antinori” e ha dato loro preziosi consigli

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I ragazzi e le ragazze delle classi terze, quarte e quinte dell’I.T.C.G. Giovanni Antinori di Camerino hanno ricevuto sabato nella palestra del polo scolastico un ospite speciale: Andrea Maggi, scrittore e professore nella vita e nel reality di Rai2 “Il collegio”. Questo evento si è potuto realizzare grazie alla collaborazione tra l’associazione Help SOS Salute e Famiglia di San Severino, attraverso il progetto “Spazio Giovani: insieme per crescere e progredire” e l’istituto tecnico. In particolare si ringraziano la presidente dell’associazione Cristina Marcucci e il preside Francesco Rosati che ha aderito all’iniziativa.
Il professore più che tenere una lezione cattedratica si è aperto ai ragazzi e alle ragazze con riflessioni sulla vita scolastica a partire dalle proprie esperienze come alunno e poi come insegnante. Ha esordito esaminando la situazione causata dal covid e ha sottolineato che l’interruzione della vita scolastica ha sconvolto la routine quotidiana e la vita sociale e ha coinciso con l’interruzione della rete di storie che si intrecciano nelle aule. Ha parlato anche del legame tra la sua terra, quella del Friuli e le Marche, legame dovuto all’esperienza del terremoto, o dell’”Orcolat, che è il termine con cui in Friuli si identifica il mostro che sotto terra fa tremare le case. Ha proseguito parlando del suo ultimo libro: Tutti promossi. Andrea Maggi durante il lockdown ha ricevuto tanti messaggi di ragazzi e ragazze che esprimevano le loro ansie e le loro angosce e nel contempo chiedevano consigli e pareri su come affrontare il rientro a scuola. «Ho deciso di raccogliere i consigli in un libro» ha spiegato ai ragazzi.
Ha più volte sottolineato l’importanza della scuola per la crescita personale, ha parlato di scuola come “palestra di umanità”, come allenamento per affrontare il futuro mondo del lavoro. Adattabilità, propensione al lavoro di gruppo, empatia si imparano nella dimensione sociale della scuola e sono fondamentali per il mondo del lavoro. Ha invitato con passione i ragazzi e le ragazze a trovare ognuno la propria specialità. “L’eccellenza non è un atto, ma un’abitudine” è la frase di Aristotele citata insieme ad esempi di campioni sportivi che per diventare eccellenze si sono allenati quotidianamente e quasi ossessivamente, con sacrificio, fatica e lavoro. Ha raccontato di quando si era iscritto al corso di ingegneria, ma già alle prime lezioni si sentiva un alieno e dopo una settimana ha capito che non era ingegneria ad essere sbagliata, ma che era lui ad essere finito nel posto sbagliato, ha compreso così che la passione per la scrittura che riteneva un divertimento poteva diventare un lavoro.

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Passione è stata una parola molto usata, passione come “ingrediente segreto” che ogni insegnante dovrebbe mettere nella sua azione quotidiana. Se l’insegnante trasmette ad esempio la sua passione per la lettura, allora potrà incuriosire anche chi non ama i libri. Ha affrontato il tema dell’errore, come opportunità di crescita (dal libro: “dopotutto ci si va proprio per questo, a scuola: per sbagliare e per imparare dagli errori”) ha parlato delle critiche ricevute, anche cattive, che fanno male, ma ha apprezzato anche quelle perché lo hanno fatto migliorare. Infine, ha concluso con una riflessione sull’uso consapevole dei social, invitando gli studenti a utilizzarli con maggiore cognizione, considerando che ogni azione, ogni like, ogni storia, ogni commento rimane tracciato e recuperabile e contribuisce ad una profilazione psicometrica. L’ultima mezz’ora il professore ha risposto alle domande curiose degli studenti, a volte difficili come: “Prof, come faccio a passare il quinto?” e ha letto una riflessione scritta da una studentessa che lo ha particolarmente colpito e che termina così: “Siamo solo ragazzi, lasciateci urlare, sbagliare e riprovare, perché altrimenti non impareremo mai, ma chiedeteci anche come stiamo, perché siamo solo ragazzi.”

Articolo di Cronache Maceratesi

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